Il packaging diventa bio

Per il nostro Paese – ma non solo – l’argomento ambiente è molto delicato. In diverse occasioni è spesso motivo di dibattiti, discussioni, indagini, scontri politici in televisione e nelle sedi ufficiali del Governo. Avere città pulite, salvaguardare i mari e i poveri animali completamente indifesi, cercare di fare la propria parte nel mondo per far in modo di non soffocare il Pianeta, sono i punti fondamentali, che tutti i Paesi della Terra cercano di portare avanti. Pubblicità di sensibilizzazione verso la raccolta differenziata, lezioni nelle scuole dove vengono spiegate le differenze dei materiali da separare nel momento in cui vengono gettati nella pattumiera, quanto è importante non gettare anche solo una carta o una cicca di sigaretta a terra nel rispetto dell’ambiente in cui viviamo, sono solo alcune delle accortezze e dei suggerimenti che andrebbero insegnati ai bambini, per poi arrivare fino agli adulti. L’ideazione di nuove strategie di comunicazione, di riciclo e nuovi studi approfonditi su argomenti dedicati alla natura, impegnano studiosi e addetti ai lavori giorno e notte, per un argomento scottante: i rifiuti. La missione  o meglio l’intento che molti ambientalisti stanno cercando di portare a termine è quella di ridurre la produzione di rifiuti, cercando di eliminare quegli imballaggi definiti “usa e getta”. A causa di questa tipologia di packaging, circa l’83% dei rifiuti di plastica è presente, purtroppo, nei mari italiani. Per questo motivo, il discorso oltre che ad allargarsi al mondo dell’ambiente, ha iniziato ad interessare anche altri ambiti, come ad esempio l’arredamento di interno. Infatti grazie ad un riutilizzo di questi imballaggi che solitamente vengono gettati dopo il primo utilizzo, si può dare vita a meravigliosi arredi, attraverso il “plasmix”.

Questo materiale è derivato dal riciclo della plastica e vanta il fatto di essere un progetto e prodotto totalmente ideato da un’azienda italiana. Questo è solo uno dei tanti impegni che molti brand hanno deciso di compiere nei confronti delle persone. “Biocosì” è il progetto ideato da Enea e sviluppato dalla startup EggPlant pugliese. Il loro contributo verso un mondo più pulito è quello di trasformare in 18 mesi i rifiuti caseari in risorse, attraverso la produzione di bioplastica per creare imballaggi e packaging per alimenti che siano totalmente biodegradabili e compostibili. Il lavoro di questa startup è suddivido in due fasi. Tale progetto innovativo è stato svolto all’interno dei laboratori di Brindisi di Enea. La loro innovazione è stata quella di aver sviluppato un processo che fraziona il siero di latte per recuperarne tutte le componenti ed estrarne dell’ acqua depurata. La EggPlant si occupa della produzione di bioplastica biodegradabile e bioderivata dal lattosio estratto dai reflui. In questo modo si avranno notevoli benefici per voi e per l’ambiente, con una drastica riduzione degli inquinanti. Tali bioplastiche rappresentano grosso modo, l’1% delle plastiche prodotte ogni anno in Europa. Si sta parlando di una quantità di circa 300 milioni di tonnellate di questi elementi. L’industria italiana delle bioplastiche nel 2015 ha registrato un importante incremento, circa del 25% composto di manufatti prodotti e con un fatturato in aumento del 10%, tramutato in 475 milioni di euro.