Bio o non bio, questo è il problema!

L’alimentazione in questi ultimi anni ha subito diverse influenze. Una volta c’era la distinzione tra carnivori, vegetariani e chi ama mangiare qualsiasi cibo, soprattutto quello spazzatura. Adesso invece, le nuove mode e la campagne di sensibilizzazione verso lo sfruttamento e l’uccisione di poveri animali indifesi, hanno fatto in modo che il mercato si interessasse particolarmente al cibo bio e a quello vegano. Particolare attenzione viene posta a chi preferisce acquistare cibi biologici senza pesticidi. In molti si lasciano affascinare dal termine “bio”, ma in realtà, gli alimenti di origine animale e vegetale ottenuti secondo questa metodologia, di fatto non presentano maggiori qualità nutrizionali rispetto agli altri ottenuti con metodi tradizionali. Questa affermazione non è stata ben accetta da tutti. Di notevole rilevanza scientifica è stato uno studio effettuato dall’Università di Standford in California, e pubblicato su Annals of Internal Medicine, una delle riviste scientifiche più importanti al mondo. Il risultato di questo derivato dal lavoro dei ricercatori è stata l’identificazione di circa 237 ricerche condotte in maniera corretta, ma solo 17 delle quali sono state reputate come vera sperimentazione clinica. Protagonista di questa analisi sulla composizione dei diversi alimenti, una popolazione abituata a mangiare sia cibo bio e sia cibo “meno” bio.

Di tutto questo, a suscitare notevole clamore è stato l’esito. Dal punto di vista nutrizionale, non è emerso alcun beneficio tra una tipologia di cibo ed un’altra, sfatando il mito che i cibi biologici abbiano più vitamine al loro interno (solo il fosforo era leggermente più alto). Stesso discorso si estende anche per frutta e verdura, per quanto riguarda le proteine e il contenuto minore di grassi, come nel latte. Il discorso per le carni, stranamente, non si distacca molto da quanto detto poc’anzi. Il 67% dei polli biologici e il 64% dei tradizionali sono contaminati da Campylobacter, mentre hanno la salmonella il 34% (bio) e il 35% (normali). Le carni di maiale hanno a che fare invece con l’Escherichia coli, presente per il 65% nelle carni bio e nella tradizionale, solo per il 49%. Il manzo, per ora, non ha nessuno studio di comparazione. Un  importante risultato però è derivato dalla presenza di batteri molto resistenti ad almeno tre antibiotici all’interno della carne convenzionale. Forse, anzi, quasi sicuramente è questo dato che influisce notevolmente sull’acquisto di cibo etichettato come biologico, perché in questa categoria, è possibile contenere e contrastare il problema della resistenza batterica agli antibiotici. Come diversi studi e ricerche hanno e continuano a documentare, il pianeta per continuare a respirare e a far vivere tutta la popolazione mondiale, ha bisogno di cambiare il proprio modello alimentare, a partire dai metodi di coltivazione, allevamento e lavorazione. La respirazione sempre più affannata della Terra è per tanto dovuta dall’utilizzo massiccio e spropositato, di pesticidi, erbicidi ed altri agenti chimici. Di conseguenza necessita, di uno “stop” da tutto questo inquinamento per molti decenni. È importante che la gente sappia cosa mangia e soprattutto come questi cibi siano stati coltivati e allevati.